Passeggiate romane
D’Alema è diventato capo di una minoranza del Pd
Tormentoni. Sono giorni, anzi no, sono settimane e forse mesi che va avanti la polemica sulla futura collocazione europea del Partito democratico. Durerà ancora qualche altro giorno. Almeno fino al 19 dicembre, giorno fissato dal segretario Walter Veltroni per la direzione del partito.

Tormentoni. Sono giorni, anzi no, sono settimane e forse mesi che va avanti la polemica sulla futura collocazione europea del Partito democratico. Durerà ancora qualche altro giorno. Almeno fino al 19 dicembre, giorno fissato dal segretario Walter Veltroni per la direzione del partito. Allora ci si augura che l’ex sindaco di Roma annunci quel che ha deciso in realtà già da tempo, cosicché il tormentone finisca una volta per tutte. E quel che il leader del Partito democratico ha già stabilito con i suoi è che il Pd non siederà nei banchi del Partito socialista europeo. Non soltanto, non si federerà neanche, come pure è stato scritto e detto da qualcuno. E questo perché, come ha giustamente detto l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino, al Parlamento europeo non si possono fare federazioni tra gruppi. Dunque il Partito democratico formerà una pattuglia autonoma a Strasburgo, così come il suo segretario aveva deciso praticamente soltanto qualche giorno dopo essere stato eletto, ma che si era ben guardato dal dire subito per non riaprire il tormentone europeo. Adesso che si è però riaperto sono in molti, nello staff veltroniano, a suggerirgli di chiuderlo finalmente venerdì 19 dicembre.
Tormentoni due. C’è comunque anche chi si oppone all’idea di un gruppo autonomo del Partito democratico. Il primo a farlo è l’attuale capogruppo dei Ds a Strasburgo, Gianni Pittella. Pittella è un dalemiano e alle primarie ha sostenuto la candidatura di Enrico Letta. E non è affatto detto che venga ricandidato alle prossime europee.
Tormentoni tre. Ma a opporsi al gruppo autonomo del Partito democraico c’è anche lo stesso ex segretario dei Ds, Piero Fassino, ministro degli Esteri ombra del Pd. Continuerà a opporsi anche quando il segretario Walter Veltroni gli chiederà di candidarsi alle elezoni europee e di guidare il gruppo del Partito democratico a Strasburgo?
Scricchiolii. La notizia ha dell’incredibile. L’ex premier ed ex ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, è diventato minoranza nel Pd. Ed è per questa ragione e non in nome di una tregua imposta dalle polemiche legate alla cosiddetta “questione morale” che l’ex ministro degli Esteri non sferrerà alcun attacco a Walter Veltoni alla direzione del 19 dicembre. D’Alema infatti ha perso pezzi. Uno di questi pezzi è Marco Minniti, ministro ombra dell’Interno nonché segretario del Pd calabrese. Minniti è passato armi e bagagli con il leader del Pd. Motivo della rottura tra i due? La decisione di D’Alema di far capeggiare Red in Calabria a un avversario interno di Minniti.
Scricchiolii due. E a proposito di Red, i suoi ottomila iscritti sembrano veramente un po’ pochini per creare una struttura parallela al partito. Tanti ne ha raggiunti in tutti questi mesi di adesioni, segno che i dalemiani sono molto meno forti di prima.
Scricchiolii tre. Massimo D’Alema pensava di mettere in minoranza Walter Veltroni almeno nel Lazio. Sarebbe stato un duro scacco per l’ex sindaco di Roma. Per raggiungere questo obiettivo l’ex ministro degli Esteri aveva stretto rapporti molto forti con Giuseppe Marrazzo, presidente della regione. Ma ora che le truppe dalemiane sono state sconfitte con l’elezione del veltronian-bettiniano Roberto Morassut alla segreteria del Partito democratico laziale, Marrazzo, capita l’antifona, ha raffreddato i rapporti con gli uomini dell’ex ministro degli Esteri.
Scricchiolii quattro. Dicono che anche Enrico Letta – il candidato di Massimo D’Alema alla successione a Walter Veltroni – abbia preso le distanze dall’ex ministro degli Esteri. E che lo abbia fatto proprio perché spera ancora di sostituire Veltroni alla segreteria.
Tormentoni due. C’è comunque anche chi si oppone all’idea di un gruppo autonomo del Partito democratico. Il primo a farlo è l’attuale capogruppo dei Ds a Strasburgo, Gianni Pittella. Pittella è un dalemiano e alle primarie ha sostenuto la candidatura di Enrico Letta. E non è affatto detto che venga ricandidato alle prossime europee.
Tormentoni tre. Ma a opporsi al gruppo autonomo del Partito democraico c’è anche lo stesso ex segretario dei Ds, Piero Fassino, ministro degli Esteri ombra del Pd. Continuerà a opporsi anche quando il segretario Walter Veltroni gli chiederà di candidarsi alle elezoni europee e di guidare il gruppo del Partito democratico a Strasburgo?
Scricchiolii. La notizia ha dell’incredibile. L’ex premier ed ex ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, è diventato minoranza nel Pd. Ed è per questa ragione e non in nome di una tregua imposta dalle polemiche legate alla cosiddetta “questione morale” che l’ex ministro degli Esteri non sferrerà alcun attacco a Walter Veltoni alla direzione del 19 dicembre. D’Alema infatti ha perso pezzi. Uno di questi pezzi è Marco Minniti, ministro ombra dell’Interno nonché segretario del Pd calabrese. Minniti è passato armi e bagagli con il leader del Pd. Motivo della rottura tra i due? La decisione di D’Alema di far capeggiare Red in Calabria a un avversario interno di Minniti.
Scricchiolii due. E a proposito di Red, i suoi ottomila iscritti sembrano veramente un po’ pochini per creare una struttura parallela al partito. Tanti ne ha raggiunti in tutti questi mesi di adesioni, segno che i dalemiani sono molto meno forti di prima.
Scricchiolii tre. Massimo D’Alema pensava di mettere in minoranza Walter Veltroni almeno nel Lazio. Sarebbe stato un duro scacco per l’ex sindaco di Roma. Per raggiungere questo obiettivo l’ex ministro degli Esteri aveva stretto rapporti molto forti con Giuseppe Marrazzo, presidente della regione. Ma ora che le truppe dalemiane sono state sconfitte con l’elezione del veltronian-bettiniano Roberto Morassut alla segreteria del Partito democratico laziale, Marrazzo, capita l’antifona, ha raffreddato i rapporti con gli uomini dell’ex ministro degli Esteri.
Scricchiolii quattro. Dicono che anche Enrico Letta – il candidato di Massimo D’Alema alla successione a Walter Veltroni – abbia preso le distanze dall’ex ministro degli Esteri. E che lo abbia fatto proprio perché spera ancora di sostituire Veltroni alla segreteria.